Mamma

Chiamami ancora, anche solo una volta, con il mio nome e guardami con quegli occhi a volte smarriti, in cui mi riconosco. Raccontami ancora la storia dell’uccello grifone, e canta quella canzone di cui ricordo vagamente le parole.

Chiamami ancora per nome, che io senta che esisto, e possa ancora percepire quell’amore che non dicevi, per un’esistenza, la tua, davvero in salita, una vita in cui sei sopravvissuta.

Prepara ancora quel piatto che tanto amavo, speciale perché dono… e sorridi ancora alla mia presenza, che in qualche modo mi faceva sentire forse unico, e vagamente importante.

Abbiamo avuto molto tempo, ed attraversato le strade che una madre ed un figlio percorrono, spesso inciampando, ma ho capito, imparato, che per ogni caduta puoi trovare forza per rialzarti ed andare avanti, nonostante le intemperie.

Chiamami ancora, con il mio nome.

Elena, Gaia, Giulia

Appoggia ancora la tua piccola testa sulla mia spalla, come fossi il luogo più sicuro dove dormire, e riscaldati del calore del mio petto, che il freddo non si posi sul tuo piccolo corpo. Stringi ancora la tua mano nella mia, con il desiderio di lasciarla e la paura di farlo, ché in fondo la vita è allontanarti da me e sapere che ci sono comunque, anche dentro di te.

Quella fiducia totale che mi doni, pur senza averla chiesta.

Corrimi ancora incontro con il tuo passo incerto ed il sorriso puro, esprimi la gioia più autentica nel vedermi, quando la tua vita, la mia esistenza ha un senso, ed io per un attimo comprendo il mio posto nell’universo e nel tempo.

Chiedi ancora di salire sulle mie spalle, dove puoi vedere lontano, sentirti più alta del mondo e le tue gambe possono riposare, nella consapevolezza che puoi contare su di me.

Chiedimi ancora un abbraccio profondo ed intenso quando stai male, che io possa accoglierti ed alleggerire quel dolore che ti riempie di pianto.

Percorri le strade che senti appartenerti, combatti per farlo, cammina lungo i sentieri dove puoi emanare luce e realizzare la tua più profonda essenza.

Vi voglio bene.

Questa vita…

La vita è prendere, la vita è dare.

La vita è spesso lasciare andare,

sono momenti che vorresti

e quelli sospesi.

Sono i baci mai dati

e quelli che aspetti

gustare un momento

e sciogliersi in un pianto.

L’amore che ti ama,

quello che doni,

è cercare un senso

e non avere un percorso.

La vita che gode di incontri

e spiagge deserte,

il mare che inghiotte

e la notte più buia.

Imparare a cadere

Ma non farsi troppo male.

È aprire le ali ma

quasi sempre controvento

C’è sempre una stella

da qualche parte

ed un sorriso tenue

in un viso sconosciuto

La vita è andare

ma anche rimanere,

il sorriso di lui

il sorriso di lei

Vita è ciò che ancora

rimane

dopo aver vissuto.

Pensieri sparsi

A volte i pensieri sono fluidi, ti rapiscono e portano dove non pensavi di arrivare, a volte la malinconia è così pervasiva e potente che si esprime nel pianto.

A volte, nelle sere autunnali, senti un vuoto che non riesci a colmare, un vuoto antico che emette un suono dolce e leggero, percepibile soltanto quando fai silenzio… e niente o nessuno ti fa sentire in quei momenti così pieno di infinito, quando il presente ti basta ed ogni cosa in fondo non serve.

A volte vorresti soffiasse un vento che spazza via le nubi, quando il cielo è così limpido che respiri l’infinito… e puoi vedere così lontano, e tutto si manifesta nella straordinaria semplicità.

Come quando incroci lo sguardo dei bambini e scorgi chiaramente il cielo nei loro occhi, e ti senti per qualche istante autentico, sincero… e tutto ha un senso.

Se c’è un dio è dentro di noi, se c’è un paradiso, ne assaggiamo i frammenti in questa vita, negli spazi tra gli sguardi di due chi si amano, nella perfezione di un fiore, negli abbracci che contengono, nelle canzoni che parlano per noi, nelle carezze che rassicurano.

A volte la vita è ciò che di più meraviglioso tu possa vivere.

L’ho uccisa. E ora?

Non passa settimana in cui più donne siano vittime di femminicidio, una strage che sembra non finire. Uomini che con coltelli, armi da fuoco, martelli e differenti modalità tolgono la vita a mogli o ex mogli, fidanzate, donne che hanno detto “no!”.

E dopo? Che accade dopo che l’assassino ha finalmente portato a termine il suo desiderio criminoso? Come ci si sente quando la vittima non respira più, è bruciata o giace su una pozza di sangue?

Dopo stai meglio? Come ti senti, uomo che uccide, dopo aver raggiunto il tuo obiettivo pensato, progettato mille e mille volte, dopo che i pensieri di vendetta, dopo che la gelosia ed il delirio ossessionante hanno liberato la tua mente, dopo che il tuo oggetto d’odio scompare, sotto i colpi della tua mano che uccide… come ti senti il quel momento? Meglio? Libero dei tuoi fantasmi e del mostro che animava i tuoi pensieri? Dopo che hai eliminato nostra moglie, nostra madre, la nostra amica, la collega… dopo che ci hai privato del suo amore, della sua presenza… come ti senti? Sei consapevole del dolore che hai provocato, delle conseguenze del tuo gesto o percepisci soltanto il tuo, di dolore?

Quando avremo vent’anni di meno

Quando avremo vent’anni di meno crederemo in un mondo migliore, in un amore per sempre e che l’energia pulita sostituirà a breve quella fossile.

Quando avremo vent’anni di meno sentiremo più energia nel nostro corpo e non avremo bisogno di occhiali per leggere le istruzioni della lavatrice nuova, i nostri figli saranno ancora piccoli e ci vedranno come eroi, li terremo ancora in braccio ed il loro sguardo sarà ciò che di più pulito esiste.

Quando avremo vent’anni di meno leggeremo i giornali di carta con l’odore di inchiostro e ci troveremo per un aperitivo al bar, potremo partecipare a riunioni di lavoro senza accedere a teams, durante i viaggi in treno chiacchiereremo con i passeggeri dello scompartimento per poi non ricordare più le loro facce e dimenticarli per sempre.

Quando avremo vent’anni di meno non sapremo che sarà del nostro futuro, e commetteremo inevitabilmente gli stessi errori, ché in quel momento è l’unica cosa che sapremmo fare. E poi ci malediremo per le scelte fatte, nella speranza di per voler tornare indietro, anche solo di qualche giorno.

I nostri genitori saranno ancora vivi, e pianteremo alberi da frutto per farci salire i nostri figli e raccogliere le mele in autunno, il clima sarà come quello di una volta ma sarà sempre troppo caldo, o freddo oppure piovoso.

Quando avremo vent’anni di meno…

Rabbia selettiva

I contrasti sono situazioni di vita quotidiana, a volte opportunità per comprendere la prospettiva dell’altro, più spesso servono ad affermare il controllo o il delirio narcisistico di essere sempre nel giusto.

Vi sono persone che dopo una discussione accesa, un litigio chiudono completamente le comunicazioni con l’altro/a, non ti parlano più, ti ignorano, la loro rabbia selettiva (nei tuoi confronti) li erge a giudici impassibili ed infallibili e, se vuoi “riaprire” la comunicazione, occorre espiare, chiedere scusa, ammettere di aver sbagliato, di essere nel torto. Forse, e soltanto dopo che l’espiazione sarà sufficiente, con magnanimità riprenderanno a parlarti, a sorriderti con la minaccia di tornare ad ignorarti se commetti altri “errori”.

Facile sentirsi sbagliati e diventare accondiscendenti, per evitare il dolore della distanza, del silenzio, ma è un silenzio manipolatorio che porta al controllo dei tuoi gesti, dei pensieri, dei comportamenti.

Meglio allontanarsi ed evitare incastri relazionali che sono tossici e disfunzionali, in cui la richiesta che percepisci è di annullarti per compiacere, nella consapevolezza che non sarai mai esattamente come vuole lui/lei. In queste situazioni c’è una (ed ultima) parola da dire: quella che inizia con vaff… e finisce con …culo!

Amori immobili

Rino e Regina sono nati alla fine degli anni 30 del secolo scorso ed oggi hanno più di 80 anni. Da ragazzi sono stati fidanzati, nel modo in cui si era allora, vedendosi dopo la messa, in qualche altra rara occasione, ma sempre in compagnia, senza mai la possibilità di restare soli, scambiandosi solo qualche bacio fugace. La vita poi li ha portati lontani, ognuno si è legato ad un’altra persona. Da qualche anno Rino telefona a Regina, sapendola vedova, perché vorrebbe incontrarla ancora… il ricordo di lei è vivo dentro il suo cuore, lui sente che quell’amore, chiuso in un cassetto da tanti anni chiede ora spazio, di ricominciare da dove si era fermato, di avere una seconda occasione, un nuovo bacio. Quello tra Rino e Regina è un amore immobile, di quelli che restano appesi come un quadro, che più invecchia più diventa prezioso e bello, di quelli mai vissuti davvero e quindi da scoprire, vivere, quelli in cui proietti le idealizzazioni romantiche, di un rapporto perfetto.

Regina da qualche mese non c’è più e Rino non fa più telefonate di nascosto dalla moglie per ricordare con Regina com’erano. Il loro amore resterà per sempre immobile, meraviglioso e non vissuto.

… che sei una merda, inequivocabilmente merda!

Molte persone si sentono sempre inadeguate, nel posto sbagliato, con la persona sbagliata, si percepiscono fragili ed insicure. Paradossalmente spesso si “agganciano” a persone che le fanno sentire una nullità, che ribadiscono la convinzione di non valere: è un “gioco” (quasi) senza fine, un loop da cui è difficile uscire. Ma da dove nasce tutto questo disagio, il non sentirsi mai all’altezza?

Da lontano, quasi sempre dall’ambiente familiare in cui siamo cresciuti, un ambiente che può essere incoraggiante (sei capace, sei bello/a, sei ok) oppure svalutante.

Vi sono alcune espressioni, tipiche delle situazioni svalutanti, che potrebbero sembrare innocue ma che hanno conseguenze pesanti:

Potevi fare meglio (ma non pensi che questo sia già il meglio che posso dare/fare?)

Sono delusa/o (quindi devo fare ciò che ti compiace? Sono io il responsabile della tua felicità? E come faccio a sopportare questo peso?)

Non ti impegni abbastanza (cosa significa abbastanza? Devo fare di più? Ma quanto di più?)

Sei la mia disperazione (sono io che ti rendo felice o triste? È per me un peso insopportabile! Sei tu mamma, papà, responsabile della tua felicità, non puoi addossarmi questa responsabilità!)

Ti riconosci in qualcuna di queste espressioni? Le usi, le hanno usate con te?