Tesori nascosti

Ho sempre guardato alle persone con incanto, come se fossero un mistero da capire, una cassa piena di cianfrusaglie che vorrei scoprire ed osservare, come fa un bambino. Meravigliato

Guardo le persone e mi perdo per qualche attimo nelle loro vite, curioso di ciò che fanno e ciò che sono, immaginando chissà quale passato, quali ferite rimarginate, quanta fatica nel vivere.

È un mondo magico e complesso, dai mille e mille ancora colori, dai misteri che restano imperscrutabili, dai silenzi densi di significato, da parole che a volte le persone dicono a vuoto, come per riempire chissà quali spazi vuoti, ed altre che sono invece evocative di uno stato d’animo, di un’emozione fuggente.

Sembra che le persone siano perlopiù prigioniere di sofferenze che cercano di coprire ai propri occhi con sorrisi o fondotinta, per provare a non guardarli… almeno per un po’. Vi sono uomini e donne che hanno il coraggio della propria esistenza e scalano montagne spesso a mani nude, improvvisando vie e sentieri per provare a sopravvivere ad un’esistenza che forse vorrebbero diversa, differente.

Ogni persona in fondo racconta qualcosa di noi…

Poso lo sguardo sulle piccole cose, rapito per qualche istante dalla bellezza della quotidianità e dalla banalità tutt’altro che scontata. È un mondo meraviglioso.

Psiche

La radice della parola psiche riconduce all’idea di ‘soffio’ come respiro vitale; presso i Greci Psiche designava l’anima in quanto originariamente rappresentata con quel respiro. Ritroviamo psiche come soffio anche nel libro della genesi, dove si narra che Dio dona la vita all’uomo soffiando su un simulacro di fango creato da lui stesso… e da quel soffio nasce la vita.

Non è vento che scompiglia i capelli ed alimenta il mare tempestoso ma un soffio lieve che silenziosamente fa cadere le foglie e accarezza l’erba dei prati, è quello che senti solo se chiudi gli occhi, se fai spazio nei pensieri e nello scorrere incessante di parole ed immagini. Quando senti che la tua anima ti appartiene, che non solo fa parte di te ma che è la tua essenza.

La parola Psiche ha assunto, negli ultimi due secoli, significati un po’ differenti: la incontriamo nei testi di psicologia oppure nei libri di filosofia, come se la “regina delle scienze” si limitasse allo studio della “sapienza” e delle riflessioni più profonde degli esseri umani.

Ma Psiche, nel concetto originario è ciò che anima la vita, il soffio vitale che rende vitali i nostri processi non solo mentali. Psiche è il respiro del mondo.

Teoria della complessità

In un momento storico caratterizzato dalla velocità, da cercare ed ottenere soluzioni e risposte immediate, dal soddisfare rapidamente i bisogni annullando lo spazio del desiderio, affacciarci alla complessità diventa una sfida straordinaria.

Complessità significa inclusività di prospettive, idee, teorie, accettare che le “cose” sembrano semplici ma che non lo sono affatto, che c’è sempre un’altra risposta, un’altra via, un modo differente di vedere le cose, che contempli differenti e forse infiniti modi di percepire il mondo, le persone, le convinzioni.

Complessità significa allargare la nostra mente e non piegare gli eventi alla nostra piccolezza, alle fragili certezze che difendiamo come qualcosa di prezioso ed immutabile, abbandonarle come farebbe il naufrago con il tronco galleggiante per nuotare verso l’oceano infinito, rischiare di trovare altre verità ed altre parti di sé.

Complessità significa che la “ragione” in fondo contempla mille ragioni ed altrettante valide prospettive, ciascuna con il diritto di esistere, con la sua parte di verità.

Edgar Morin, il centenario filosofo francese sostiene che: “c’è complessità quando sono inseparabili le differenti componenti che costituiscono un tutto… e quando c’è un tessuto interdipendente, interattivo e inter-reattivo fra le parti ed il tutto e fra il tutto e le parti”.

Mancanze

Ci sono persone che mancano ogni giorno. Ogni giorno.

Persone che non ci sono più e che vorresti rivedere anche solo per una giornata trascorsa assieme, quando gli abbracci non bastano mai, il tempo vola e ti ritrovi in un attimo a dirti di nuovo addio.

Ognuno sente la profonda nostalgia di qualcuno che si è allontanato per seguire il proprio percorso e lasciarlo, lasciarla andare è il più grande gesto d’amore per loro, per te.

Tenerti in qualche angolo del tuo cuore il bisogno di momenti assieme permette loro di vivere ogni incontro in libertà, senza sensi di colpa, senza sentirsi in obbligo di una presenza, di starti accanto.

Incoraggiare la libertà di manifestare il proprio sé nei tempi, nei modi che ciascuno sente ed è in grado di sperimentare è il più bel regalo che possiamo fare, favorendo l’espressione di sé e di vivere in pienezza la propria identità, diventare ciò che si è. Anche oltre a te, anche senza di te.

L’amore autentico permette spazi vuoti tra te e l’Altro, contempla necessariamente l’assenza e talvolta la lontananza della persona che ami, ma che in qualche modo tieni dentro come preziosa e necessaria.

Genitori in ostaggio

A volte i genitori sono ostaggio di un figlio o di una figlia problematici, ragazzi che non sono in grado di diventare autonomi ed adulti, di allontanarsi dal padre o dalla madre.

Sono aggrappati come bambini impauriti in braccio a mamma e papà, li tengono legati a sé per la paura di abbandonarsi al futuro, per il timore di intraprendere una strada da percorrere in solitudine: sono come un acrobata terrorizzato dal lasciare il trapezio per aggrapparsi ad un altro che lo porterà lontano da dove è partito: la certezza di un ambiente caldo e protettivo (per quanto disfunzionale) impedisce di stare da soli con le proprie angosce, con le forze che sembrano deboli, nell’incapacità di fare un salto nel mondo dell’adultità e dell’inevitabile solitudine che ne consegue.

Atteggiamenti regressivi, comportamenti disfunzionali che richiedono la presenza dei genitori posso essere sintomi di un adolescente impaurito che vuole (deve) tenere a sé mamma e papà per essere rassicurato, per sentirsi protetto, in un’infanzia che rischia di diventare infinita ed un’adolescenza che è solo apparente perché priva dell’esploratività del mondo e dell’esistenza, del mettersi alla prova, dell’osare.

Mancano i riti iniziatici, quelle cerimonie, situazioni di passaggio che delimitano un prima e un dopo, la presa di responsabilità della propria vita, il salire su di un treno per non tornare più.

Maschi soffocati

Negli ultimi decenni la dimensione maschile sta attraversando terreni paludosi e dinamiche complesse: i maschi sono smarriti ed alla ricerca di un’identità, un ruolo sospeso tra “tradizione e innovazione” (come direbbe un esperto di marketing).

Ciò che si sta delineando è la difficoltà di diventare ciò che si è (Nietzsche) e la problematicità di affrontare il mistero del viaggio alla ricerca di sé (Jung).

Il plusmaterno, accentuato nel periodo pandemico (tutti a casa, in un luogo generalmente sicuro e rassicurante) ha alimentato, in particolar modo negli adolescenti, l’ansia sociale. Il fenomeno degli hikikomori è solo la punta dell’iceberg di una manifestazione di ritiro dall’esploratività (in Italia i maschi hikikomori sono quasi il 90% del totale).

È questa mancanza di “azione”, l’incapacità di uscire dalle braccia rassicuranti di una funzione materna per intraprendere il sentiero della scoperta di sé che caratterizza i giovani. Un percorso necessario dove azione e riflessione si incontrano e fondono: è il pensare le azioni e l’agire il pensiero che insedia la psiche nel (nuovo) corpo degli adolescenti. Se non avviene il “viaggio” dove attivare il processo di separazione ed individuazione, l’adolescente (soprattutto il maschio) rimane prigioniero di una realtà rassicurante ma che depotenzia la naturale energia esplorativa ed il sano desiderio di andare oltre.

L’acquisizione della propria mascolinità rappresenta quindi un complesso, faticoso e creativo percorso di costruzione di sé, in cui elementi biologici, psicologici, socioculturali si ritrovano nel processo che determina l’autenticità del Sé.

Sé ideale e sé reale

Riccardo, un ragazzo di 26 anni, si è schiantato contro un platano la sera prima della (presunta) laurea in scienze infermieristiche. Ma non era prevista alcuna laurea il giorno dopo, solo la proiezione narcisistica di un ragazzo che voleva piacere ai genitori, agli amici, a se stesso… una morte che poteva sembrare un incidente, come ultimo tentativo di fuggire dal crollo di una costruzione che sosteneva il sé ideale.

Rimangono le bomboniere con il nastro rosso, i vestiti pronti per il grande giorno, la corona di alloro già ordinata, come il buffet presso il bar vicino alla facoltà, il viaggio premio desiderato oltre alle lacrime ed i sensi di colpa dei genitori.

Il sé ideale di Riccardo si è frantumato con la sua morte, ultimo disperato tentativo di sfuggire ad una realtà che (gli) sembrava inaccettabile, l’incapacità di guardarsi e di farsi guardare per come è, con le difficoltà di superare gli esami, di cadere e rialzarsi, di ripartire e riprovare.

Riccardo è rimasto prigioniero di una illusione di grandezza che ha coltivato fino all’ultimo, non trovando purtroppo che la morte come unica soluzione, come la miglior uscita di scena di una rappresentazione della propria esistenza.

Il “circo” che i media ed ancor più i social ci propongono, fatto di maghi e clown, di persone visibili e capaci, vincenti, non aiuta ad accettare le normali difficoltà dell’esistenza, di una vita lontano dai riflettori che levigano rughe. Una vita reale.

30 anni di assenza

A volte in autunno i pensieri si fanno più cupi, come se il tramonto, che si affretta sempre più, portasse via con sé i pensieri che si perdono nel buio, nelle notti fredde che si allungano e sembrano non finire.

Sento che ho avuto molti padri e molte madri; mi rendo conto che da ciascuno ho preso qualcosa e frammenti di queste persone trovano una loro specifica collocazione nel mio mondo interno, come foglie di tonalità e differenti colori adornano gli alberi autunnali, in una straordinaria e magica armonia.

Devo dire molti “grazie” a chi ha posato il suo sguardo amorevole su me, a chi ha teso la mano o dedicato del tempo, soprattutto in quei momenti in cui pensi di non meritarlo… ci sono adulti straordinari in grado di capire che basta una carezza, un incoraggiamento ed un sorriso, per cambiare il corso dell’esistenza… e così avviene.

Nella nostra storia di figlio e padre ci sono stati alcuni momenti spensierati, altri molto meno: avrei voluto conoscerti di più papà, ma la tua esistenza, dopo tutti questi anni, resta per molti versi ancora oggi un mistero, anche ora che sono grande e ti posso guardare con gli occhi di un adulto, del padre che sono diventato a mia volta. Buon compleanno!

Sesso tra gli “over”

Martina è un’adolescente di 16 anni, fidanzata da uno, con un’attiva e gratificante vita sentimentale e sessuale. Guarda stupita ai suoi genitori, di più di cinquant’anni, alle loro tenere effusioni e si chiede come sia possibile amarsi, anche fisicamente dopo gli “anta”, oppure addirittura nella terza età.

Il sesso tra “anziani” è un tabù culturale che viene da lontano ma che rimane difficile da scalfire, come se la passione e la seduzione fossero appannaggio di corpi giovani e tonici, come se le rughe non avessero il fascino del tempo trascorso assieme, dei momenti difficili superati, delle piccole incomprensioni e dei momenti straordinari vissuti.

Come se invecchiare assieme non fosse quasi un miracolo, un atto di coraggio condito dalla fortuna ed un po’ di incoscienza.

Il nostro non è un mondo per vecchi ma è un mondo di vecchi e le luci “sparate” o i filtri che tolgono rughe ed imperfezioni alimentano deliri narcisistici e l’incapacità di accettare la realtà per come è, guardandola con lo sguardo di un adulto, magari con un sorriso o con ironia. Martina crescerà e vivrà anche nei prossimi anni un’attiva e gratificante relazione affettiva e sessuale. Un giorno guarderà con un sorriso all’adolescente che era e accetterà (glielo auguriamo) le rughe che attraversano il suo viso e la storia che ne raccontano.

Ricordi

Mi piace pensare che il tuo ultimo pensiero sia stato per noi… dicono che nell’attimo di coscienza prima di morire si ripercorra in un instante una vita e si riveda ciò che è contato davvero, i momenti densi di significato.

Non abbiamo avuto neppure una manciata di secondi per un ultimo abbraccio, per quel momento, il momento che aspettavi da molto e a cui eri preparata da troppi anni. La morte a volte è banale ma morire non lo è mai: è un istante preciso, come una luce che si spegne, è un pezzo di te, del “noi” che si ferma lì per sempre, anche se chi rimane deve camminare ancora.

… Io mi fermo qui, in questo istante preciso e da oggi infinito, mentre preparo il brodo per i tortellini… voi andate pure avanti, dove altri luoghi e momenti straordinari vi aspettano. Ma senza te.

Hai visto i miei primi sguardi sul mondo, i sorrisi ed i passi incerti, quelli che ancora oggi caratterizzano il mio andare… ed in fondo ciò che dovevamo dirci ce lo siamo già detti, mamma. Pezzi di te, delle tue parole e delle tue espressioni sono inevitabilmente in me… abbiamo avuto molto tempo, ma non basta poiché l’amore, ogni amore, brama l’eternità.