
Il celebre dipinto di Michelangelo che affresca la cappella Sistina rappresenta ed evoca molteplici riflessioni.
Tra queste possiamo percepire la profonda umanità dell’artista, un uomo che perde la madre a 6 anni e che sicuramente ha sperimentato l’angoscia, il dolore profondo dell’abbandono che impedisce di abbracciare la vita, affrontare il futuro con speranza.
L’atteggiamento inequivocabile di Adamo con un corpo spostato all’indietro ed un dito per nulla proteso a Dio che gli si avvicina per donargli la vita è un grido silenzioso e potente che l’esistenza talvolta non è per nulla un dono ma un peso: il desiderio di sparire, dissolversi nel tempo, è un’esperienza molto personale e diffusa.
Capita di voler abbandonare una vita che non abbiamo chiesto, talvolta pesante, insopportabile e con giorni intrisi di dolore. Accettare questi momenti, i giorni bui come inevitabili, ci permette di comprenderli e ridimensionare il desiderio di felicità totale che domina questi anni.
Se io potessi andare, me ne andrei… possiamo dirlo a labbra quasi socchiuse, per poi assaporare davvero dei momenti in cui, invece, vogliamo rimanere… esattamente dove siamo.








