Grazie nonno Toni!

Peccato averti conosciuto così poco e non aver capito che i tuoi silenzi altro non erano che il manifestarsi di suoni, emozioni di una guerra, la guerra che avevi combattuto e che ti combatteva dopo ancora tanti anni. Quelle situazioni indicibili, quell’orrore a cui è impossibile dare un nome e che tu manifestavi con delle lacrime silenziose di fronte a cui rimanevo attonito, cercando di comprendere ciò che soltanto chi ha vissuto poteva capire.

Grazie per aver risposto alla chiamata, il 23 maggio 1915, nonostante avresti voluto coltivare la tua terra grassa e piatta, e cogliere i frutti degli alberi che avevi piantato, nonostante avresti preferito un letto riscaldato con le braci ed il corpo quasi sconosciuto di nonna Rosa che sarebbe poi diventata tua moglie.

Sopra le tue spalle ricurve guardo con serenità al futuro mio e delle generazioni che potrò conoscere, grazie alle tue notti in trincea piene di freddo e di paura io ora dormo in un letto caldo e posso camminare libero nei sentieri che anche tu hai percorso. Grazie davvero nonno Toni e grazie alle migliaia di ragazzi che sono rimasti lì, nei luoghi che hanno dovuto difendere, che profumano anche di loro, una terra che porta ancora i segni del vostro esistere, e dove ora crescono alberi, ed erba rigogliosa.

Libera nos a malo

Giulia ha conosciuto “nella propria pelle” gli orrori dell’esistenza, di una vita a cui è sopravvissuta, cresciuta con la fame addosso in un’Italia uscita da una guerra che ha lasciato segni profondi nell’anima di più generazioni… per questo e per altri motivi, probabilmente sconosciuti anche a lei, Giulia desiderava la morte come una liberazione, un addormentarsi per sempre e non sentire più quel dolore, ineluttabile, denso e profondo che le era divenuto amico, fedele compagno di viaggio.

Giulia se n’è andata in un mattino di novembre di qualche anno fa, senza soffrire, come se la vita avesse voluto pareggiare i conti, quasi a riparare anni percorsi in salita, una vita che avrebbe voluto diversa, come molti.

Incontriamo molte Giulia nelle strade della nostra esistenza, le riconosci con uno sguardo attento e sintonizzato, dai sorrisi che cercano di illuminare il viso ma che nascondono cicatrici profonde, sono donne e uomini che hanno imparato attraverso la sofferenza ciò che davvero conta e ciò di cui si può fare a meno, che le cose importanti si contano sulle dita di una mano e che riconoscerle, praticarle rende l’esistenza degna del nostro tempo.

Vivere a 2x

L’oramai consolidata “novità” di wathupp prevede la possibilità di ascoltare i messaggi vocali a 1,5 oppure 2 volte la velocità “normale”. Sembra una funzionalità molto apprezzata poiché permette di risparmiare tempo, di affrettare il momento, come un turbo accelera il sorpasso, sembra forse di vivere di più…

È un tempo velocissimo, il nostro, che macina notizie, emozioni, situazioni con una velocità mai vista prima: non c’è più tempo di prendersi tempo, di una camminata lenta nella natura, di guardare un tramonto spegnersi, di osservare tra le pieghe del mondo o del nostro esistere

La tv, il cinema che interpreta ed a volte anticipa modi di vita che diventano “normali” riflette questa “accelerazione di particelle” … eppure abbiamo vissuto il tempo del nostro tempo, quando carosello proponeva pubblicità che duravano più di due minuti…

Possiamo riprenderci il tempo dell’attesa della primavera, il lusso di ascoltare il ritmo continuo e naturale del mare che si sintonizza con il nostro respiro: non è tempo perso, sono momenti che appartengono alla nostra anima, che ha bisogno di elaborare e rielaborare il vissuto.

Il video di questo celebre film degli anni 70 sembra davvero di un’epoca molto lontana, quando anche le “scazzottate” avevano tempi e modi più “umani” …

Il “non detto”

In molte coppie, famiglie, aziende vige una regola non scritta e soprattutto non detta relativamente a ciò che si percepisce, ciò che si vive, avvenimenti che accadono. La regola è: non dire, non raccontare, non raccontarsi, non spiegare. Le cose accadono e basta, non vi è auto riflessività, confronto, analisi di fatti o sensazioni, delle emozioni percepite.

Ci sono famiglie molto silenziose, in cui vi è una considerevole distanza tra i componenti, in cui ognuno vive le proprie “cose” da sé, come le paure, i dolori, le rabbie e preferisce oppure non è in grado di condividerle con nessun altro. Di alcune cose è preferibile non parlare, sembra la regola non detta tra partner, i componenti del nucleo familiare o tra colleghi di lavoro.

In realtà il “non detto” porta con sé una notevole carica emotiva con valenza negativa, lascia spazio a mille interpretazioni, crea notevole disagio. Il “non detto” ha molti modi di esprimersi, ma sono tutti disfunzionali, esso infatti crea un forte senso di smarrimento come nelle giornate di nebbia fitta in cui la realtà viene trasformata ed è incertezza ciò che si prova, la mancanza di punti di riferimento visibili e stabili. Paradossalmente nulla è più “comunicativo”, del “non detto”.

Pensieri ruvidi

Vorrei lasciarvi andare avanti, nel frastuono e nella fretta del nostro tempo, rimango volentieri qui, dove il sole riscalda un poco la mia essenza… ché in fondo la vita ha bisogno di poche cose ed io vorrei coltivare l’essenziale come un abbraccio profondo, il fuoco magico del camino, un risotto condito di sorrisi, il silenzio del bosco, la musica che accarezza l’anima.

Basta poco per essere autentici, il resto è in più e quasi mai fa stare davvero bene.

Qualcuno ci accompagna nel nostro percorso, ci tiene per mano, e questo il più delle volte basta, poi si allontana, per seguire la propria strada e noi possiamo essere grati della sua presenza e del tempo vissuto assieme. Vorrei essere spoglio, quando senti distintamente che nulla e nessuno ti appartiene e ciò che conta davvero è già dentro di te.

Essere qui

Blown dandelion on a blue sky.

Ci sono momenti in cui senti che il tuo posto è proprio qui, o lì, e per nessun motivo vorresti essere altrove: sono istanti in cui ti senti profondamente autentico… capita anche nelle situazioni di scambio intenso con una persona in cui ti senti contenuto, compreso.

È quando l’abbraccio di lui, di lei, ti permette di esprimere le emozioni più profonde e di essere davvero sincero oppure quando un bambino si addormenta su di te ed il suo respiro lieve è armonia… sorridi e senti di essere importante per lui, per te.

Vuoi essere davvero lì quando, immerso nella natura, ti senti piccolo ed insignificante, quando l’autunno ti avvolge, la neve ti cade addosso oppure un tiepido sole annuncia la primavera e tutto rinasce, e tu in qualche modo con lei.

Vuoi essere davvero lì quando una canzone ti ricorda momenti piacevoli, che sono ancora nel tuo cuore e rivivi magicamente il profumo, le emozioni percepite… e sorridi, ringraziando vagamente di esistere.

L’eco della nostalgia rimanda suoni antichi, conosciuti e possiamo decidere di stare in silenzio ed ascoltare l’armonico scorrere della vita in ogni respiro, nel battito silenzioso e prevedibile del nostro cuore, ché in fondo siamo una folata di vento, una manciata di terra, un tempo finito, un limpido tramonto.

Con me hai chiuso!

Il mutismo selettivo è una patologia legata all’incapacità di relazionarsi al di fuori di alcune persone: il soggetto interessato a questa patologia non ha alcun disturbo a livello fisiologico ma sceglie di comunicare con la voce solo in alcuni contesti, ed in altri no.

Vi sono persone che utilizzano consapevolmente questa manipolatoria modalità per “punire” partner, familiari, colleghi, amici che non si comportano in base alle proprie aspettative. Il silenzio è un’arma efficace e potente per far sentire in colpa e sbagliati i soggetti che ne sono vittima, sono rotture senza riparazione (con me hai chiuso, con te non ci parlo più, è come se fossi morto/a) che possono durare giorni, settimane, a volte anni.

Tutti conosciamo persone che hanno chiuso i rapporti con fratelli, genitori, figli con cui non parlano da anni, a volte decenni e quasi sempre per motivi futili. Sono rotture determinate da una distanza difensiva rispetto a fragilità che non si riesce a percepire, alla paura di un confronto tra persone adulte, dall’incapacità di accettare differenti prospettive, a vedere la realtà nella sua complessità. Queste persone si comportano come i bambini che smettono di giocare e se ne vanno quando il gioco non evolve a loro favore.

Mamma

Chiamami ancora, anche solo una volta, con il mio nome e guardami con quegli occhi a volte smarriti, in cui mi riconosco. Raccontami ancora la storia dell’uccello grifone, e canta quella canzone di cui ricordo vagamente le parole.

Chiamami ancora per nome, che io senta che esisto, e possa ancora percepire quell’amore che non dicevi, per un’esistenza, la tua, davvero in salita, una vita in cui sei sopravvissuta.

Prepara ancora quel piatto che tanto amavo, speciale perché dono… e sorridi ancora alla mia presenza, che in qualche modo mi faceva sentire forse unico, e vagamente importante.

Abbiamo avuto molto tempo, ed attraversato le strade che una madre ed un figlio percorrono, spesso inciampando, ma ho capito, imparato, che per ogni caduta puoi trovare forza per rialzarti ed andare avanti, nonostante le intemperie.

Chiamami ancora, con il mio nome.

Elena, Gaia, Giulia

Appoggia ancora la tua piccola testa sulla mia spalla, come fossi il luogo più sicuro dove dormire, e riscaldati del calore del mio petto, che il freddo non si posi sul tuo piccolo corpo. Stringi ancora la tua mano nella mia, con il desiderio di lasciarla e la paura di farlo, ché in fondo la vita è allontanarti da me e sapere che ci sono comunque, anche dentro di te.

Quella fiducia totale che mi doni, pur senza averla chiesta.

Corrimi ancora incontro con il tuo passo incerto ed il sorriso puro, esprimi la gioia più autentica nel vedermi, quando la tua vita, la mia esistenza ha un senso, ed io per un attimo comprendo il mio posto nell’universo e nel tempo.

Chiedi ancora di salire sulle mie spalle, dove puoi vedere lontano, sentirti più alta del mondo e le tue gambe possono riposare, nella consapevolezza che puoi contare su di me.

Chiedimi ancora un abbraccio profondo ed intenso quando stai male, che io possa accoglierti ed alleggerire quel dolore che ti riempie di pianto.

Percorri le strade che senti appartenerti, combatti per farlo, cammina lungo i sentieri dove puoi emanare luce e realizzare la tua più profonda essenza.

Vi voglio bene.