Abbiamo tutti ucciso Roberta

Ci risiamo. Il caso di Roberta Siragusa, la diciassettenne siciliana prigioniera di un amore che soffoca prima l’esistenza e poi la vita è l’ennesimo, ma non l’ultimo, femminicidio.

I segnali premonitori (inascoltati) ci sono tutti, come sempre: un ragazzo, Pietro, geloso ed ossessivo che alza le mani sulla fidanzata quando si arrabbia, che le impedisce una vita sociale, che vuole fare l’amore quando sente che lei prova qualche tipo di interesse per qualcuno che non è lui, come se sesso equivalesse a possesso, come piantare la “bandiera sul territorio”, su di lei la, la “sua” ragazza.

Tutto normale… “sono ragazzi” direbbe qualcuno, abituali scaramucce… la gelosia percepita come manifestazione evidente di amore intenso.

Una comunità che ha tollerato, genitori di lui che cercano di difenderlo supportando l’ipotesi che Roberta si sia uccisa con il fuoco, un fuoco che purifica, che cancella la presenza, come si potesse ricominciare daccapo dopo il “game over” di un videogioco. Il mattino dell’omicidio la stanza di Pietro è in perfetto ordine, come a dire che è un “bravo ragazzo”, come a dire “siamo una famiglia perbene”, come cercare di mettere ordine in una vita scissa e disorganizzata.

“Se mi rifiuti ti tratto come un rifiuto, ti butto giù dalla scarpata, nell’immondizia”, sembra essere il ragionamento malato del fidanzato. Così è stato.

Quando finiremo di considerare amore una relazione malata, disfunzionale, tossica? Dobbiamo dire ai nostri figli (maschi e poi femmine) che quello davvero non è amore, che se la tua anima grida il bisogno di libertà devi ascoltarla, che non sei tenuta a stare con lui perché c’è un fidanzamento “ufficiale”, che le scelte non sono mai destino e che puoi cambiare strada se senti che quella percorsa non ti appartiene più.

Ce la faremo?

Pubblicato da wolf into the wild

"Questo è un uomo" è un libro che è un viaggio dentro l’autenticità dell’essere maschio, un cammino in cui la meta è, in qualche modo, il punto di partenza. Un percorso per ritrovare il guerriero, il saggio, il poeta e l’amante che vive inesorabilmente dentro ogni uomo ma che negli ultimi decenni abbiamo smarrito. Comprendere, accettare, ripartire dagli archetipi più profondi e radicati per comprendere ciò che siamo oggi ed essere consapevoli della nostra essenza, così distante rispetto alle aspettative di una società femminilizzata, in cui (ri)trovare identità e senso al proprio essere Uomo diventa davvero complicato. Buon cammino.

7 pensieri riguardo “Abbiamo tutti ucciso Roberta

    1. si Paolo, la difficoltà di lasciare andare le persone ma la pretesa che siano nostre, che ci appartengono di diritto. Senza essere consapevoli che, in fondo, nulla ci appartiene…

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  1. Iniziare è già una buona cosa. Riuscirci? Non lo so. Insegnare il rispetto è doveroso. La società che inneggia all’”io”, certo non aiuta.
    Se poi ci aggiungiamo le varie fragilità, tra cui la paura dell’abbandono, comprendiamo come gli strappi da cucire siano enormi…
    Ma non perdiamo la speranza. Non possiamo e non dobbiamo permettercelo.
    Sempre interessanti i tuoi articoli!

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