Uomini e dipendenza affettiva

L’amore romantico è una “scoperta” piuttosto recente e se ne parla da quando le persone sono in grado di risolvere i problemi legati all’esistenza, come il procacciare il cibo, ed hanno la necessaria serenità di possedere delle sicurezze come una casa, un reddito, dei mezzi per affrontare il presente.
Difficile pensare all’amore che ti fa togliere il respiro se hai la pancia vuota, o l’ansia delle bollette da pagare…

L’amore che viviamo dipende quasi sempre dall’amore che abbiamo vissuto: dal giorno della nostra nascita (ed anche prima) siamo stati catapultati in un ambiente affettivo composto da “caregiver” con una specifica modalità di sostenerci e prendersi cura di noi.
Questi adulti hanno usato per ciascuno di noi un “linguaggio” che diventa la nostra “lingua madre” rispetto all’amore.

Sostanzialmente, se abbiamo avuto degli adulti significativi che ci hanno amato in modo incondizionato e senza ricatti affettivi avremmo facilmente attivato uno stile di attaccamento sicuro, che ci ha riempito di amore autonomo, che non ha bisogno di elemosinare attenzioni, carezze, riconoscimento, che ci fa stare in piedi da soli senza il profondo bisogno di appoggiarci a qualcuno, per riuscire a stare in piedi.

Le persone, gli uomini, che soffrono della dipendenza affettiva si sentono sempre a disagio nello stare da soli, come se gli mancasse sempre qualcosa, e quindi sentono fortemente il bisogno di avere qualcuno che li ascolti, che li abbracci, che li accarezzi: sono persone molto emotive, spesso fragili, che prediligono il contatto fisico di cui hanno bisogno come l’aria… e cercano carezze, abbracci, baci in modo continuo da chiunque glieli possa dare, con il rischio di scendere a compromessi deleteri e relazioni “malate” pur di avere tutto questo, senza essere consapevoli che non bastano mai.

L’amore non basta mai se non siamo noi a farlo bastare.

M.C.

 

Pubblicato da wolf into the wild

"Questo è un uomo" è un libro che è un viaggio dentro l’autenticità dell’essere maschio, un cammino in cui la meta è, in qualche modo, il punto di partenza. Un percorso per ritrovare il guerriero, il saggio, il poeta e l’amante che vive inesorabilmente dentro ogni uomo ma che negli ultimi decenni abbiamo smarrito. Comprendere, accettare, ripartire dagli archetipi più profondi e radicati per comprendere ciò che siamo oggi ed essere consapevoli della nostra essenza, così distante rispetto alle aspettative di una società femminilizzata, in cui (ri)trovare identità e senso al proprio essere Uomo diventa davvero complicato. Buon cammino.

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